28 novembre 2012

Un vuoto di memoria che vale una vita

Un attore allo specchio della vita

Ed eccoci di nuovo alle opere prime, alle prime fatiche di scrittori emergenti o aspiranti tali.
Un vuoto di memoria blocca sulla scena finale  l'attore principale prima del suo scenico suicidio in un classico Otello shakesperiano. Il vuoto di memoria lo sorprende mentre, invece di concentrarsi sul personaggio teatrale, pensa alla prossima cena ed alla stupidaggine dei suoi colleghi attori, tutti uguali, che oltre le quinte stanno divagando sulle loro quotidianità. Alcoolista da anni in seguito ad una  tragedia personale e segnante, simula un malore da stress e dopo gli applausi di rito invece di seguire i colleghi al ristorante si ritira in camera da letto colpito da un terribile mal di testa. E proprio in questa lugubre stanza, fredda e sporca di un albergo di provincia fra lunghe sorsate di alcool e la visita di una collega tornata a trovarlo, ripercorre la sua vita, le sue emozioni i suoi sbagli e le sue paure. Soprattutto una frase ritorna ciclicamente e martellante nella sua testa: non è mai  il momento giusto per dire quello che uno vuole. Questo suo continuo rimandare, posticipare, ad un'altra volta quello che invece dovrebbe essere fatto subito, senza indugi, senza ripensamenti, lo mette continuamente di fronte a disagi ed a dispiaceri in una vita fatta di paure, rifiuti di responsabilità, fallimenti e sentimenti nascosti fino alla paranoia.
Un semplice vuoto di memoria gli farà realizzare nella sua mente gli errori della sua esistenza e gli darà la forza, in un altro momento però, di correggerli definitivamente.
Un finale aperto a mille soluzioni, a mille strade diverse, tutte percorribili e tutte possibili. Ognuno si farà la propria.
Buona lettura
Luca
Ventotto Novembre duemiladodici   

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