15 settembre 2012

La quarta lettura dei finalisti del Campiello è toccata al quarto classificato, Il senso dell'elefante di Marco Missiroli. Un romanzo caratterizzato da una trama complicata e da un oggetto di una attualità estrema. 
Un romanzo che parla di padri, della loro importanza, soprattutto per chi il padre non ha mai avuto il piacere di conoscerlo ed anche per chi, il suo, l'ha conosciuto e anche troppo bene.
Parla di quali sacrifici può fare il padre per il bene del figlio, ci racconta delle torture interne  che deve subire un padre di fronte alle difficoltà che il suo sangue, ma in un altro corpo, deve affrontare. 
Un ex sacerdote, costretto da una lettera, deve rovistare nell'armadio dei suoi scheletri alla ricerca del suo passato, delle sue colpe e delle loro conseguenze.
Con uno stratagemma riesce ad avvicinare suo figlio e la tragedia che la sua famiglia sta vivendo, facendosi assumere come portiere  in un condominio dove vivono una stranita cerchia di altri personaggi con alle spalle e di fronte situazioni altrettanto dolorose e meschine.
La sua figura di ex prete e la personalità forte ed austera lo portano a diventare il confessore di tutti e da tutti riesce a farsi benvolere. Questa vicinanza  lo mettono di fronte al dramma interiore che il figlio sta vivendo non solo in ambito familiare ma anche lavorativo e viene aiutato nel suo tentativo di alleviargli le pene da un condomino omosessuale, rimasto vedovo del suo compagno. 
Un tipo assolutamente strambo, un avvocato in pensione, che riesce nel suo personale tentativo di risolvere i suoi problemi, a dare un ultimo e valido consiglio al suo nuovo amico ex  confessore di professione.
Ma la personalità del nuovo portiere di condominio lo porterà ad altre decisioni, forse estreme ma assolutamente in grado di proteggere la carne della sua carne.
Un romanzo assolutamente da non perdere, da leggere attentamente soprattutto nel passaggio in cui fa riferimento ai ricordi e recita così:
"Che cosa rimane, Pietro?"
"Rimane il ricordo."
"La grande menzogna, ecco cos'è il ricordo. Venga il Signore a campare di memoria. Allora si che conoscerà il castigo"
Non posso che non essere daccordo. I ricordi sono come una foresta, possiamo viverci, ma possiamo anche perderci dentro e non riuscirci mai più.
Buona lettura amici
Luca
Quindici Settembre duemiladodici

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